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GIULIA MANGONI: NAMBUR

a cura di Cecilia Canziani, Ilaria Gianni

13 ottobre – 25 novembre 2022

Dopo Sempreverde/Evergreen, la passeggiata tenutasi lo scorso maggio a Isola del Liri, IUNO prosegue l’indagine sul selvatico insieme a Giulia Mangoni con Nambur, un progetto espositivo e laboratoriale.Il titolo della mostra rimanda al topinambur, tubero tipico della tradizione culinaria del sud America, ormai comunemente consumato anche in Europa: di natura infestante, la pianta è entrata a far parte della vegetazione autoctona italiana, adattandosi a luoghi che, seppur lontani da quelli d’origine, risultano ormai idonei alla sua crescita e diffusione. È in questo senso che il topinambur diviene sia paradossale alter-ego dell’artista, cresciuta tra l’Italia e il Brasile, che simbolo di un selvatico in grado di azzerare distanze geografiche e culturali.
Il tubero, assieme ad altre specie vegetali come la digitale purpurea, è punto di partenza per la realizzazione di una serie di paesaggi fantastici, generati dall’unione di elementi appartenenti al contesto naturale brasiliano e a quello ciociaro, terra natale dell’artista. Le composizioni, frutto delle associazioni tra fauna e flora di questi luoghi, appaiono tanto verosimili da suggerire l’effettiva coesistenza (non solo mentale ed emotiva) di due mondi geograficamente e culturalmente differenti.
A queste opere si affiancano I folletti fischianti, dipinti di piccole dimensioni che raffigurano soggetti fitomorfi e antropomorfi tratti dalle tradizionali iconografie dei fischietti ciociari.
Dal colorato sfondo vegetale appaiono piccole creature, curiose presenze che non si limitano ad abitare lo spazio del quadro ma sconfinano in quello espositivo sotto forma di oggetti. I manufatti presenti in mostra e realizzati da maestranze ciociare sono dunque da intendersi come testimonianze materiali dell’immaginario e della tradizione di questo territorio nel quale l’artista risiede.
Completano l’esposizione dei rilievi in creta posizionati sulle mensole di un vano chiuso da una porta vetrata; simili a ombre, le figure abitano gli scaffali di un mobile che ricorda quello della bottega di un artigiano, uno spazio adibito all’esposizione e alla conservazione dei pezzi più pregevoli della produzione. Il vetro ne rivela solo i contorni, occultandone i dettagli e gli ornamenti, connotandoli come immagini provenienti da una dimensione onirica.Pensate per essere solo parzialmente visibili, le opere costituiscono una sorta di anticipazione ai soggetti e ai temi che l’artista approfondirà nella sua prossima mostra presso Operativa.
Nel corso di questo periodo due appuntamenti integreranno l’indagine affrontata da Nambur: un laboratorio per bambini pensato come introduzione ad alcune pratiche e tecniche tradizionali dell’artigianato ciociaro (sabato 12 novembre, su prenotazione), e una passeggiata per le aree boschive di Isola del Liri in cui saranno raccolti i Topinambur, per poi concludere l’esperienza con un pranzo a base di prodotti del territorio (domenica 27 novembre, su prenotazione).

 

Testo di Giulia Gaibisso

Giulia Mangoni è un’artista italo-brasiliana la cui pratica ruota attorno all’etica del ritorno; è interessata a creare interventi orchestrati attraverso la lente della pittura al fine di decostruire nozioni di memoria e identità legate a specifiche geografie e comunità decentralizzate. Il suo lavoro si sviluppa attraverso modalità visive di narrazione personale, spesso frutto di un dialogo a più voci, le cui influenze, relazioni e contributi differenti aiutano a creare lavori che solidificano temporalmente questo processo di raccolta e disseminazione di conoscenze in continuo divenire. Attualmente, Mangoni continua ad approfondire la sua ricerca sul tema dell’appartenenza ad un territorio familiare attraverso la collaborazione con artigiani, agronomi e allevatori di specie autoctone, applicando le metodologie delle sue ricerche locali in terre Ciociare e partecipando a progetti in regioni diverse a contatto con il luogo e i suoi abitanti.
Nata nel 1991 a Isola del Liri, FR, Mangoni è cresciuta tra Italia e Brasile e ora è tornata a vivere e lavorare nella sua città natale. Mangoni ha un Foundation Degree in Art & Design presso la Falmouth University of the Arts (2011), una laurea in pittura (Hons) da City & Guilds of London Art School (2014) e un MFA dal programma SVA Art Practice a New York City, (2019). Negli ultimi anni, Mangoni ha partecipato a mostre a livello nazionale ed internazionale. Tra le personali: Una Boccata D’Arte, a San Lorenzo Dorsino, Trentino Alto Adige, un progetto di Fondazione Elpis, Galleria Continua e Threes Productions; Bits & Cream. Metabolizzazione d’Archivio, ArtNoble gallery, Milano; From the Island of Liri, Dreambox Lab, New York. Tra le mostre collettive: Ladder to The Moon, Monitor Gallery, Roma; VIVERE DI PAESAGGIO, APALAZZO gallery, Brescia; Zeitgeber (donatore di tempo), ArtNoble gallery, Milano; The New Abnormal, Straperetana, Pereto. Nel 2020 Mangoni ha partecipato al programma di borse di studio presso CASTRO Projects a Roma, con la borsa di studio Scovaventi Italian Fellowship.