














A cura di Ilaria Gianni e Paola Clerico
Read More About Atlantis and Connect the Dots nasce da una conversazione. Una frase emersa da un lavoro di Michela de Mattei, scelta successivamente da Natália Trejbalová, divenuta infine il titolo di una mostra che prende forma come spazio di prossimità, relazione e attraversamento reciproco. Un dialogo tra due poetiche voluto da IUNO e Case Chiuse di Paola Clerico, nato da un ecosistema umano prima ancora che artistico: una costellazione di affinità, ascolti e immaginazioni condivise.
In un tempo dominato da narrazioni verticali e prospettive univoche, la mostra esplora la possibilità di costruire connessioni laterali, parziali e porose. Più che svilupparsi come un dialogo lineare, Read More About Atlantis and Connect the Dots attiva un campo di interferenze in cui materia, finzione, memoria e speculazione si contaminano continuamente, producendo ambienti instabili e mondi possibili.
Le ricerche di de Mattei e Trejbalová interrogano il rapporto tra mondo naturale, tecnologia e immaginazione attraverso narrazioni speculative, immagini allucinate, ecosistemi artificiali e forme di percezione instabili. Il titolo stesso del progetto espositivo suggerisce un doppio movimento: da un lato “Read More About Atlantis” rimanda alla proliferazione di racconti e ipotesi attorno a una civiltà perduta che continua a riaffiorare come mito contemporaneo; dall’altro “Connect the Dots” introduce l’idea di una conoscenza frammentaria e associativa, costruita attraverso intuizioni, connessioni parziali e traiettorie instabili.
La mostra si sviluppa tra gli spazi di IUNO e del Cinema Azzurro Scipioni, dove saranno presentati i due film centrali del progetto – Never Ground (2025) di Natália Trejbalová e The World Part I: MIRAGE (2019) di Michela de Mattei, ampliando il dialogo della mostra verso una dimensione cinematografica e immersiva. Nelle sale di IUNO, invece, saranno esposti lavori scultorei, video e disegni che si relazionano direttamente ai due film, restituendo materiali, immaginari e traiettorie di ricerca che ne attraversano i processi di costruzione. L’ambiente espositivo si configura così come uno spazio di traduzioni continue tra superficie e profondità, organismo e macchina, realtà e simulazione.
Lo spazio ospitante le opere diventa esso stesso parte integrante del progetto: Trejbalová interviene direttamente sull’ambiente di IUNO applicando una pellicola arancione alle finestre, trasformando la luce naturale in un filtro percettivo diffuso. La stanza assume una qualità sospesa e quasi cinematografica, alterando la percezione delle opere e trasformando l’ambiente in un paesaggio temporaneamente altro.
Atlantide non appare dunque come un luogo perduto da ritrovare, ma come una condizione percettiva che continua a riaffiorare sotto la superficie delle immagini contemporanee: un archivio incompleto di connessioni possibili, un miraggio sommerso che invita lo spettatore a muoversi tra frammenti, derive e costellazioni instabili.
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Dal 16 maggio al 24 giugno
Orario di apertura: lunedì e mercoledì ore 10.00 – 17:00
o su appuntamento scrivendo a info@iunoiuno.it
Foto: Roberto Apa
Michela de Mattei (Roma, 1984) vive e lavora a Milano. La sua pratica combina formati e linguaggi diversi per creare scenari fittizi ed ecosistemi insoliti, in cui le relazioni tra animali e umani vengono spesso deviate dalla tecnologia. La sua ricerca mette in discussione modelli di autorità e controllo, esplorando l’agency animale e le dinamiche mutevoli dei sistemi di comunicazione.
Le mostre recenti includono: Current Plans, Hong Kong (2026); American Academy, Roma (2026). Nel 2025 ha presentato Paraflu (co-diretto con Invernomuto) presso GAMeC, Bergamo; e-flux Screening Room, New York; Fondazione Prada, Milano; Villa Medici, Roma; St. Moritz Film Festival; EMST, Atene, e ha partecipato al Premio
Michetti, Bienal Sur e Nextones Festival. Altre mostre recenti includono: Belmacz, Londra (2024); MACRO, Roma (2024); Porto Design Biennale, Porto (2023); MAXXI L’Aquila (2022); MAAT, Lisbona (2021); Alserkal Avenue, Dubai (2019); Belmacz, Londra (2019); ICI, Londra (2018); Serpentine Galleries / ZSL London Zoo (2018); Swiss Institute, Roma (2017). Nel 2023 ha pubblicato Brief Inventory of Animal Resistance, VOL.1 (Aniene, Roma). È rappresentata da Belmacz, Londra.
Natália Trejbalová (Košice, Slovacchia, 1989) vive e lavora a Milano. La produzione video di Natália Trejbalová è strettamente legata alla sua pratica scultorea, che funge da medium fondamentale per la costruzione dell’immaginario cinematografico. Traendo ispirazione dalla ricerca scientifica contemporanea così come dagli ambiti speculativi della fantascienza, il suo lavoro esplora il potenziale politico del world-building come mezzo per ridefinire la nostra comprensione dell’ecosistema più-che-umano a cui apparteniamo. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, e i suoi film sono stati presentati al Loop Festival, e-flux Screening Room, Institute for Postnatural Studies, Palais de Tokyo, MUDAM Luxembourg, Power Station of Art di Shanghai, OGR Torino, Fotomuseum Winterthur, La Quadriennale di Roma e Gossamer Fog, tra gli altri. Tra le sue mostre personali più recenti figurano Never Ground (2025) presso la Bratislava City Gallery; Don’t Believe the Speaking Car (2023), a cura di Samuele Piazza presso OGR Torino; e Few Thoughts on Floating Spores (2023), a cura di Treti Galaxie presso la Šopa Gallery di Košice. È rappresentata da eastcontemporary, Milano.














