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KORA – Centro del Contemporaneo, Castrignano de’ Greci (LE)
Con: Chiara Camoni, Cleo Fariselli, Gaia Fugazza, Helena Hladilová, Lucia Leuci, Grossi Maglioni, Cynthia Montier, Caterina Morigi, Marta Roberti, Francis Upritchard, Alice Visentin
Selvatica è la mostra collettiva ospitata da KORA – Centro del Contemporaneo a Castrignano de’ Greci nell’ambito del progetto “Il Borgo del Contemporaneo” di Castrignano de’ Greci, realizzato con il sostegno dell’Unione Europea – NextGeneration EU Misura 2.1 del PNRR “Attrattività dei Borghi”.
Il selvatico è una categoria mobile. È il residuo, il margine, la prima radice. È il caos, che nella cosmogonia arcaica viene ancora prima del tempo. È ciò che si salva e che ci salva: la natura resistente, non addomesticata, capace di accogliere l’irrazionale.
Le società preistoriche e quelle indigene hanno venerato il selvatico e la figura femminile intesa come parte integrante del mondo naturale, riconoscendone il legame con la terra, gli animali e il ritmo cosmico, incarnazione di una sacralità potente e indomabile. Le Grandi Madri hanno rappresentato il potere in grado di dare e togliere la vita, in un equilibrio tra creazione e distruzione, nutrimento e protezione, istinto e saggezza.
La rescissione del legame tra selvatico e femminile da parte della cultura dominante di stampo patriarcale, ha significato, nel tempo, rileggere gli aspetti legati alla nascita, alla cura, alla riproduzione, ai saperi in chiave mostruosa. Nei bestiari medievali sirene e arpie rappresentano la minaccia della seduzione e del caos, riflettendo il timore di un femminile incontrollato. La Sfinge, enigmatica custode del sapere e della morte, incarna una femminilità ambivalente: affascinante e minacciosa, associata tanto alla conoscenza quanto alla distruzione. Le streghe, da guaritrici, raccoglitrici di erbe mediche, diventano creature a cui dare la caccia, esattamente come all’animale selvatico, o all’erba spontanea. Per secoli il mostruoso è stato sinonimo tutto ciò che era un’alterità indomita, repulsiva, da temere.
Oltre a incarnare paura e desiderio, l’abitare la differenza ha però portato a praticare forme di ribellione e resistenza a partire da un “reincanto del mondo”, una relazione ritrovata con il vivente, capace di destabilizzare e riplasmare le strutture sociali e culturali.
Attraverso lo sguardo di undici artiste, Selvatica cerca di restituire il modo in cui oggi l’alleanza con il selvatico, l’inaddomesticabile, l’animale restituisca al mostruoso il suo volto.
Foto: Alice Caracciolo





































