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ANDREA MARTINUCCI: OPEN SCRIPT

Open Script è un momento di restituzione di quanto elaborato e approfondito da Andrea Martinucci nell’ambito del suo periodo di residenza presso IUNO. Allo stesso tempo è un resoconto della sua ricerca dedicata al valore emotivo dell’oggetto, al carattere frammentario del ricordo, all’esigenza e all’impossibilità di un’archiviazione sistematica del passato.
Attraverso video, tele e documenti la presentazione vuole rendere conto della graduale rottura di ogni codice linguistico ed espositivo attuata da Martinucci attraverso il ricorso a una costante sovrapposizione di linee temporali ed espressive.
Le opere della serie Open Script (2022) sono assimilabili a piccoli libri smembrati, solo parzialmente leggibili, pensati come ideali prolungamenti della libreria di IUNO. Realizzati a partire da scarti di tele precedentemente dipinte, i lavori sembrano materializzare quella parzialità e arbitrarietà connaturata ai ricordi: le storie personali e collettive appuntate dall’artista sulla loro superficie sono oggetto di una volontaria omissione, attuata mediante pieghe sul tessuto e stratificazioni di colore.
Turbomondi – materiale contro la paura e la voglia della perdita, l’archivio del progetto avviato da Martinucci nel 2020 e pensato come una sceneggiatura cinematografica in continuo divenire che registra voci, impressioni, tracce di esistenza, è stata tradotto nel corso della residenza dall’artista e dalle curatrici Lisa Andreani e Maria Vittoria Di Sabatino, insieme a Ilaria Gianni e Cecilia Canziani. Il lavoro ha tentato di salvaguardare suoni e omissioni del testo, considerati parte integrante del particolare processo di scrittura che caratterizza il progetto.
Il video Turbomondi (Melodia) (2021) è infine vera e propria trasposizione in movimento dell’universo contenuto nella sceneggiatura, nonché più completa espressione di quella visione animistica che sembra informare tutta la produzione artistica di Martinucci.
La frammentarietà delle composizioni e dei linguaggi proposti, l’impossibilità di una lettura integrale di parole e immagini, contribuisce alla generazione di un senso di precarietà e incertezza comune a ogni manifestazione umana, espressa in questo frangente anche attraverso la desiderata breve durata della mostra.

Per l’occasione è stata stampata una fanzine in numero limitato che ripercorre i momenti salienti del workshop realizzato dall’artista in collaborazione con Giulia Gaibisso.

Andrea Martinucci (1991, Roma) è un artista visivo che vive e lavora tra Milano e Roma.
Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni e spazi sperimentali come Institut Français – Palazzo delle Stelline (Milano, 2016); IIC Los Angeles (Los Angeles, 2022); Mattatoio (Roma, 2016); Palazzo Reale (Milano, 2019); Tang Contemporary Art (Hong Kong, 2020); FuturDome (Milano, 2017); Palazzo delle Esposizioni (Roma, 2012); VUNU Gallery (Kosice, 2020); ZETA Contemporary Art Center (Tirana, 2021); Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce (Genova, 2012); Museo d’Arte e Archeologia della Maremma (Grosseto, 2017); Fondazione Pastificio Cerere (Roma, 2012) e In De Ruimte Space (Gent, 2019).
Nel 2020 è stato tra i vincitori di Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere (MAECI-DGSP/MiC-DGCC), con Turbomondi (Melodia), una video installazione destinata alla Collezione Pubblica dell’Istituto Centrale per la Grafica, Roma. Ha preso parte a diversi progetti, tra i quali: Tonight we are young – New Italian Art, Triennale (Milano, 2022); Fenomeno Pasquarosa, La Fondazione – Fondazione Nicola Del Roscio (Roma, 2020); MANIFesta – Iniziative di II, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma (Roma, 2021); Rereading the Archive, Fondazione ICA (Milano,  2022) e SPRINT, O’ Space (Milano, 2017).